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Isabella Mancioli
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Day 1/2 Dal diario di un invasore. HANOI

Day 1/2 Dal diario di un invasore. HANOI

Ad HANOI deve esserci stata qualche dinastia LEGO. Le case sono spesso di colori diversi, alte e strette strette così da occupare meno superficie sul fronte strada – the same money story.

Sembrano mattoncini 1×3, direi almeno 4 uno sopra all’altro, a volte però anche 2.

Gli abitanti non sembrano parlare molto, sono tutti indaffarati e con le loro mani affusolate perennemente occupate.

C’è chi lava piatti sul ciglio quasi inesistente di un marciapiede, chi frigge accovacciato su una seggiolina montessoriana, chi risucchia Phở dall’alba a notte fonda.

Il resto del mondo guida lo scooter.

Una fiumana di motorini invade ogni anfratto esistente, i semafori colorano la città senza nessuno scopo se non quello di sorreggere miliardi di cavi volanti.

Non è ancora stato scoperto su quale dinamica magica si basa il rapporto conducente-pedone, non credo esista una valida logica di attraversamento, semplicemente non credo che i vietnamiti siano fatti di ossa.

Anzi, credo che gli asiatici in generale non perdano mai quello stato di gommosità che contraddistingue il genere umano fino ai 5 anni di età. Si schiantano in motorino urlando e ripartono ridendo. Forse anche più volte al giorno, e la visione è sempre più o meno questa:

bambino senza casco su genitore con casco su sacca di riso con materasso di mamma con casco (con buco per far uscire la coda, GENIALE) + mascherina e pianta accanto a nipote con mascherinasenzacascosumotorinosgonfiosuonandoilclacsonignorandoilsemaforo.

Ad Hanoi quando chiedi un’informazione se ti capiscono risolvono ogni questione mettendoci l’anima altrimenti ti guardano come se stessero guardando uno specchio pure un po’schifati (ma credo sia davvero difficile per loro riconoscersi nei miei capelli bianchi), e poi ignorandoti si girano.

Si girano mostrandoti il retro della loro testa tenerissima e assolutamente riconoscibile fra tutte le teste del mondo umano e non.

E non lo fanno perché si vergognano di non saper parlare inglese e di non aver sfogliato neanche una volta nella vita “Il supplemento al dizionario italiano”.

L’odore dell’India è un vago ricordo ma l’egg coffee è un sogno.

C’è pure un po’ di mia nonna dentro.